E’ successo anche a me

Era il 2016 e stavo svolgendo uno tirocinio curricolare presso un’azienda di moda. Mi piaceva molto, ma si trovava in un paese leggermente distante da dove abitavo e quindi, partivo la mattina e tornavo la sera a casa. Era molto stancante. Avevo però a disposizione almeno un buono pasto per la mensa aziendale e mi recavo ogni giorno lì per pranzare, a volte da sola, ma molto spesso con delle ragazze che facevano il tirocinio con me. La mensa in questione, non era destinata solo all’azienda dove svolgevo il tirocinio, ma anche a quelle limitrofe e alle fabbriche presenti in quell’area industriale.
Un giorno, ero a pranzo con le mie colleghe: di solito quello era un momento di svago, per scrollarci di dosso le nevrosi da ufficio o semplicemente per chiacchierare delle nostre vite e fare pettegolezzi. Una delle ragazze presenti al tavolo però, mi fece notare che un ragazzo, vestito da operaio, seduto ad un tavolo poco più in là, ci fissava. Iniziammo a ridere, forse consapevoli del fatto che fosse una sciocchezza, tipica da maschi. Giorno dopo giorno però, questo ragazzo, sempre in compagnia di altri due o tre colleghi, continuò a guardare insistentemente il nostro tavolo e più specificamente, me. Iniziai a provare un po’ di disagio, e cercai molto spesso di sedermi il più lontano possibile dal suo tavolo.
Un giorno, però, essendo andata a mensa da sola, lo vidi come al solito fissarmi e decisi di mangiare il più in fretta possibile per non trattenermi troppo e andare via. Al termine del mio pranzo uscii dalla mensa e percorsi la strada per ritornare in azienda. Le corsie, di solito percorse da molte macchine, quel giorno erano vuote. Camminai più velocemente e all’improvviso vidi una macchina che lentamente mi seguiva. Mi accorsi che al suo interno c’era l’operaio. Mi seguì per tutto il tragitto, facendo più volte inversione per raggiungermi e guardarmi in faccia. Ero in preda al terrore e decisi di attraversare la strada cercando di depistarlo. Riuscii a raggiungere l’entrata dell’azienda e mi nascosi, letteralmente su per le scale antincendio. Mentre mi seguì, feci finta di parlare al telefono, dopo, quando fui al sicuro chiamai il mio ragazzo, che purtroppo però era a 300 Km da me.
Ritornata in ufficio lo dissi alle mie colleghe, che incuriosite mi chiesero più dettagli e mi tranquillizzarono.
Qualche giorno dopo, ritornai a mensa e fui sollevata di non averlo visto lì. Mi misi in fila per pagare alla cassa il mio cibo, ma girandomi per rimettere il portafogli in borsa mi ritrovai faccia a faccia con lui. Mi guardò con un’espressione attonita e mi disse: “Ti volevo chiedere scusa…”
Io, sconvolta, rimasi basita e mi allontanai senza proferire parola. Sembravo pietrificata.
Da quel giorno, per fortuna, non ho mai più visto quel ragazzo.
Credo che questa sia stato l’episodio più degradante della mia vita e non riesco ancora a darmi una risposta al perché di questo evento.

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