SPOT CONAD 2018: cos’è che fa polemica?

Quando l’ho visto in TV per la prima volta ho provato un leggero imbarazzo.
Lo spot Conad di Natale 2018, ha un non so che di imbarazzante e veritiero, che mi ha fatto sorridere e inorridire al tempo stesso, ma anche piangere di dolore. In onda su tutti i canali, ha scatenato polemiche a non finire. Pochi giorni fa ho persino scoperto che lo spot in questione è stato diretto dal regista Gabriele Salvatores, (lo stesso di Io non ho paura e Mediterraneo) e proprio oggi ho letto un articolo scritto dalla giornalista Fabiana Giacomotti su Lettera 34 (se vuoi leggere l’articolo clicca qui ) in cui si descrive lo spot come specchio di un ‘anti-europeismo evidente, summa di tutti i peggiori luoghi comuni dell’italianità, compreso il disprezzo sociale nei confronti delle donne’.

Andiamo per gradi: lo spot mostra l’interno di una casa familiare durante le festività natalizie. Un ragazzo viene chiamato al telefono da qualcuno con la proposta di un lavoro fuori città, non si sa se sia al nord o all’estero. Il ragazzo entusiasta comunica alla famiglia la sua partenza immediata: la madre triste e sconfortata infila di nascosto, nella valigia del figlio, tra le camice pulite e stirate, caciotte, caciocavallo e salami a volontà, per portare con sé i simboli della loro terra, la Puglia. Il ragazzo si accorge di tutto e rimprovera la madre, mentre il padre, con calma e fermezza tranquillizza il figlio donandogli la carta prepagata Conad, per potersi comprare tutti i prodotti senza “l’ingombro puzzolente” provocato dalla madre. In tutto questo, vi è anche una simpatica figura femminile, forse sorella, forse fidanzata, avvinghiata come un koala sulle spalle del ragazzo, che purtroppo non ha voce in capitolo, ma è solo una decorazione.

Finito il plot passiamo al succo del discorso: lo spot, in sostanza, vuole senza se e senza ma, raccontare uno spaccato di vera italianità, raffigurato dalla tipica famiglia del Sud Italia, che vede andar via il figlio verso un futuro lontano, dagli affetti e dal buon cibo, come se stesse tristemente partendo per la guerra. Lo stereotipo del ragazzo a cui viene offerto un lavoro lontano, personalmente e ahimè, lo trovo davvero veritiero: sono tantissimi i ragazzi che conosco che, come me, hanno avuto la forza di andare lontano, di lavorare fuori regione, magari a migliaia e migliaia di Km da casa. E so per certo che le mamme, e aggiungo tutte le mamme, fanno queste cose, magari in modalità diverse, variando di regione in regione. La mamma pugliese può mettere un caciocavallo in valigia, ma la mamma bergamasca non scherza mica con il pezzone di gorgonzola Gim!
A parte il sarcasmo, la verità è questa. Il problema di fondo di questo spot non è tanto la stereotipizzazione, quanto la rassegnazione allo stereotipo. Mi spiego: se lo stereotipo della fuga di cervelli dal Sud è vera, almeno non fatela sembrare così triste, anzi rendetela orgoglio per tutti i ragazzi che con coraggio sfidano la vita e il futuro.
Non mi soffermerei neanche sul sessismo, che vedo sì di certo, ma marginale e anzi mera concausa della stereotipizzazione sopracitata.
Cerchiamo di risolvere i problemi di fondo prima di polemizzare su uno spot che può rappresentare o meno la società di oggi, con caciocavalli o mamme come angeli del focolare.

PER VEDERE LO SPOT CLICCA QUI

 

Federica Iuso

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