Se una “influencer” sale in cattedra

Il modo di comunicare è decisamente cambiato: se si pensa che nel 1775 le prime riviste di moda in Italia hanno dato voce al pensiero femminile, dando potere a chi non ne aveva, oggi la carta stampata purtroppo, ha poco o quasi nessun valore.

Le mie sono parole forti e velate da tristezza e amarezza, data l’importanza che da sempre ho riversato sulle riviste e i magazine di moda. Ogni volta che ne compro un po’, le sfoglio come se avessero uno strano e magico potere, sfiorando la copertina e gustando gli accostamenti di colori, leggendo gli articoli e prendendo spunto per i miei lavori.
Quello che però oggi è popolare (o popular) è lontanissimo dall’odore delle pagine e dalle copertine di cartoncino patinate. Oggi ciò che è popolare, famoso e soprattutto visualizzato, automaticamente fa notizia…e fa gola!
Accade quindi che influencer, blogger e vip, vengono cercati ardentemente per tenere lezioni sul loro modo di comunicare ai giovani che frequentano le Università più prestigiose. Voglio parlare degli influencer che sono, dopo i fashion blogger, le personalità che stanno prendendo maggiormente piede nel mondo dei social network. L’influencer è quindi colui o colei che dovrebbe influenzare la popolazione, quindi gli utenti social, verso uno stile di vita o una moda ben precisa. Non è una novità però, che le persone più eccentriche e interessanti hanno contribuito a smuovere le masse: prendiamo i Beatles, un gruppo di quattro ragazzini di Liverpool che con la loro musica e la loro moda hanno segnato un’epoca. O ad esempio mi vengono in mente le flipper girls degli anni Venti, che con la loro frivolezza e la loro emancipazione hanno dato alla femminilità, coraggio per emergere. Dunque sappiamo benissimo che le persone si dividono in interessanti e non interessanti.
L’argomento è davvero molto vasto da poter essere racchiuso in questo mio articoletto da blog, ma voglio comunque provare a esprimere il mio pensiero. Non ritengo una cosa inutile che un’influencer tenga una lezione in Università, anzi, non la ritengo neanche una presa in giro verso la nuova generazione, poiché credo che sia ormai chiaro che la comunicazione ora è centrata sul network e sul web. Credo soltanto che un’Università prestigiosa debba puntare sulla nuova comunicazione, si, ma con criterio. Con questo intendo che ci siano i presupposti per una lezione fatta ad arte, con la lingua italiana (o altre lingue) grammaticalmente corretta, con un’adeguata proprietà di linguaggio e con una modesta preparazione alle spalle. Se ci fossero tutti questi requisiti sarei estremamente favorevole alla divulgazione di certe nuove posizioni lavorative, altrimenti relegate a propagande di sponsor di qualsivoglia bene materiale. In altro modo, sarei estremamente contraria poiché sarebbe un insulto per le centinaia di migliaia di persone che invece spendono una vita in sacrifici per studiare e fare della vera cultura un oggetto di divulgazione.
Con questo, mi auguro che le lezioni speciali in Università continuino ad essere fonti di ispirazione per molti giovani, così come lo sono state per me e che si punti davvero alla qualità, per rendere il nostro paese libero da sovrastrutture e da scintillii improduttivi.

Mio modesto parere.

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