E’ questo “il momento di uccidere”?

Non so se in questi giorni state guardando la TV o leggendo i giornali. Ve lo chiedo perché proprio ieri, nella mia città, è successa una tragedia: un omicidio premeditato.
Circa sei mesi fa in un incidente stradale, una donna di 34 anni, Roberta, perde la vita su uno scooter schiantandosi contro un semaforo. Proprio accanto casa mia. L’urto e il conseguente schianto sono stati provocati da una macchina guidata da un ragazzo di 22 anni, che alla fine della vicenda viene assolto. Il marito della vittima, Fabio, travolto dal dolore, ieri si è vendicato uccidendo l’assassino della moglie Roberta, freddandolo con quattro colpi di pistola.
La prima cosa che mi è venuta in mente appena appresa la notizia, oltre alla tristezza, è stata la trama di un film. Precisamente “Il momento di uccidere”. Datato 1996, il film narra la vicenda giudiziaria di un afroamericano, Carl Lee (S.L Jackson), che uccide i responsabili del sequestro, stupro e sevizia ai danni di sua figlia Tonia. A prendere le difese di Carl Lee, c’è l’avvocato Jake Brigance (M. McConaughey), che scagionerà l’imputato andando contro la comunità del piccolo paese in cui vive.
Gli esecutori dello stupro, dopo essere stati assolti, e di conseguenza scagionati per il terribile atto, vengono fucilati da Carl Lee, dopo l’udienza.
Fabio, il marito di Roberta, infastidito dalla libertà dell’assassino di sua moglie, spara quattro colpi di pistola all’assassino davanti ad un bar, posa la pistola sulla tomba di Roberta e si va a costituire. La storia di Carl Lee e quella di Fabio, si intersecano tragicamente. L’unica differenza, la più grande ferita che li separa, è la morte. Nel film, la piccola Tonia non muore: rimane gravemente ferita e non potrà più avere figli, ma non muore. Rimane lì con il suo papà, lo va a trovare in carcere, gli tiene la mano. Roberta invece non c’è più. Non potrà essere di fronte a lui nel piccolo spazio del parlatorio; non potrà dire la sua e non potrà aspettare il ritorno del suo neo sposo. Ed è forse questo che rende la tragedia ancor più dolorosa, la giustizia ancor più salvifica.  Come siamo arrivati fin qui? In un caso così grave, è giusto il silenzio? In una nazione in cui la giustizia commette errori imperdonabili, creando infauste conseguenze, è giusto stare zitti? Bisognerebbe parlare invece; cambiare le cose.
Incredula e demotivata, scrivo queste parole invano, sapendo che niente ormai potrebbe salvarci dal baratro in cui stiamo lentamente cadendo. La nostra vita non è un film e la nostra sorte è solo un puro caso.

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