Cafè Society

Immaginate ampi saloni con lampadari di cristallo, contornati da musica jazz, boa di piume, rossetti rossi, diamanti e sigari cubani con scotch di prima classe.

Cafè Society, l’ultima perla di Wood Allen, mi ha conquistato. Ora nelle sale, narra le vicende di un giovane squattrinato newyorkese, Bobby (Jesse Eisenberg), alla ricerca del successo ad Hollywood. Dapprima sotto la guida del famoso zio (Steve Carell), poi perdutamente innamorato della segretaria Vonnie (Kristen Stewart).

Woody stavolta non sbaglia: romantico, leggero, divertente, irriverente, questo film ricorda vagamente l’atmosfera naif di Scoop o Midnight in Paris. Jesse Eisenberg, decretato come alter ego del regista, è perfetto per la parte dell’inesperto e ingenuo Bobby.

Non si può dire lo stesso della Stewart, che a mio avviso, rimane goffa nei panni di una dolce e femminile segretaria. Gli abiti, dallo stile bon ton e dai toni del rosa cipria, fanno a cazzotti con il suo portamento androgino e poco raffinato.

Un’altra star che appare, purtroppo per poco, è la bellissima Blake Lively, nelle vesti di Veronica, la moglie di Bobby. Lei sicuramente avrebbe avuto il suo perché in un ruolo più importante.

Le atmosfere degli anni d’oro del cinema di Hollywood rispolverano amori delicati, garbati e lusinghieri, che riluccicano di questi tempi.

Nonostante alcune pecche, Cafè Society si dimostra un film fresco e accattivante, che non potrà certo essere uno dei migliori di Allen, ma certamente divertente.

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