Metti una sera in Disco

Domenica sera. Usciamo. La mia solita cricca.
<<Cosa proponete? >>
<<Andiamo in quel locale nuovo?>>
<<Ok dai, proviamo!>>
Così, dopo esserci incontrati nel posto di ritrovo, ci inoltriamo nel vialetto proprio dietro il negozio d’abbigliamento che tutte le adolescenti amano. Una musica assordante si fa sempre più vicina e io inizio ad avere paura, per i miei capelli, che avevo accuratamente lavato con shampoo, balsamo e olio all’argan ( sapete,quello che promette di fare miracoli).
Un’orda di persone fin fuori il locale, tiene in mano cocktail o calici di prosecco, così, standosene fuori al freddo (c’erano 5°) a chiacchierare e fumare sigarette.
Entriamo. Come immaginavo, la paura per i miei capelli non era vana, poichè una coltre di fumo denso, compariva proprio sopra le nostre teste, dove il neon faceva quell’insulsa luce colorata.
Avevo proprio bisogno di un uscita con gli amici: una settimana chiusa in casa, dopo aver dato due esami, mi aveva sfinita.
I miei amici prendono da bere, io come al solito, preferisco non prendere nulla. Dopo aver pagato, non sapendo bene cosa fare ci affidiamo all’esperta del gruppo e la seguiamo. Iniziamo a vagare per il locale. Ragazzi e ragazze ben vestiti e ingioiellati danzavano e si facevano fotografare. Io fingevo di essere una di loro, sapete, con la borsa nell’avambraccio e con lo sguardo snob. Mi divertivo.
Decidiamo finalmente di posare le giacche, li dentro ci saranno stati millemila gradi. Iniziamo a scaldarci un po’ ballando, così a suon di movimenti assurdi,  anche noi ci uniamo alla massa.
Mentre ballo (e devo dire la verità, mi sono scatenata parecchio), i miei occhi non smettevano di scrutare ogni singolo personaggio all’interno di quel locale:
C’era la PAZZA. Una tipa che era fissa sul bancone a ballare indemoniata noncurante degli occhi puntati sotto la sua gonna.
C’era l’UBRIACONE. D’improvviso passa e si nota la sua camicia completamente aperta mentre farfuglia qualcosa di scoordinato all’amico.
C’era il VECCHIO. Che con nonchalance ballava e flirtava con una donna. Forse di mezza età.
C’era il VECCHIO PAZZO. Anche lui ballava, ma come un pazzo.
C’era il LUMACONE. Mentre ballavamo si avvicina e , con lo sguardo di uno che vuole “soloquello”, ci prova, spudoratamente.
Infine c’era il FOTOGRAFO. L’unico capace di procurarsi più donne di Hugh Hefner, ma a suon di foto.
La serata va per le lunghe. Credevo che il peggio fosse tutto lì. Invece no.
Andiamo in bagno e a dire la verità, il bagno era proprio bello, davvero. Luci al neon bianche, pavimento e pareti nere con grandi specchi che illuminavano tutto. Forse anche più bello del locale stesso.
Inorridisco però nel vedere alcuni individui che si stavano palesemente palpeggiando di fronte i lavandini. All’improvviso mi sento dire : <<Ti serve il bagno?>>
Un uomo sulla quarantina, occhi arrossati e epilettici mi guarda attonito.
Balbettando rispondo:<< No, prego. Vada pure lei.>>
Usciamo di lì finalmente, e risaliamo sulla pista. Il locale si stava svuotando, era meglio andare.
Aprendo le porte il freddo di fuori ci svegliò almeno un po’dal torpore squilibrato di quel posto. Rimaniamo interdetti sul da farsi, almeno per assecondare le voci che dicono “siamo giovani, dobbiamo divertirci!”
Camminando malinconici per la strada, mi viene un’idea. Forse la più sana di tutte.
<<Tisana a casa mia?>>

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