Vittime innocenti

Dopo quello che è successo a Parigi voglio evitare lo snobismo di massa pubblicando articoli che possano sembrare fastidiosi.
Quello che però pare sembrare unanime, è la tristezza che esplode al cuore come un colpo di kalashnikov alla vista dell’enorme strage. Il mondo non sarà più lo stesso, è la frase che sentiamo più spesso.
Le notizie volano, si aggiornano: non più 120 ma 128 morti, identikit degli assassini, dispersi, italiani superstiti.
Voglio raccontarvi di Valeria. Non che io la conosca, ma vi racconto a modo mio quello che tutta Italia sta cercando di diffondere.
Valeria Solesin si trovava al Bataclan la sera di venerdì 13 con il fidanzato. Era ad assistere al concerto degli Eagle of Death Metal.
Durante il concerto degli spari fortissimi hanno preannunciato una strage senza eguali.
Terroristi dell’Isis hanno sparato all’impazzata sulla folla di ragazzi.
Dopo la strage Valeria risultava dispersa.
Ore di terrore e speranza per i genitori, ma nulla ha potuto prevenire tutta la seguente tragedia.
Valeria, come altre centinaia di persone è morta.
È stata uccisa dalla furia.
Valeria, e prendo come esempio lei perché connazionale, era una studentessa e ha lavorato tanti anni per Emergency.
Ogni volta che vedo la sua foto in tv, su Facebook o Instagram, gli occhi mi si riempiono di lacrime. Non riesco ad evitarlo. Non è buonismo.
È paura.
È tristezza.

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